FULVIA GIURICIN

Egregio Maestro,

come promesso Le mando le mie impressioni e osservazioni sul Suo quadro, anche se ribadisco di sentirmi completamente inadeguata ad esprimere un giudizio sulla sua Sua opera. Penso però di essere in debito con Lei per la sua gentilezza e pazienza dimostratami nell'illustrarmi il Suo pensiero. queste sono dunque le mie considerazioni. 

1- IMPATTO VISIVO

Cogliamo a prima vista la moltitudine di "mantelli" pervasi da frenesie, da un movimento spasmodico, inquietante che pare voler spezzare la tela stessa e dirigere lo spettatore verso la montagna che si erge da entrambi i lati maestosa. Un unico, solo mantello attira quella figura mirabile in una muta eppure vibrante richiesta d'aiuto. La distesa verde che si agita sinuosa ai suoi piedi, come accarezzata da un vento dispettoso, contrasta con il tumulto in primo piano.

2- RIFLESSIONI

Passata la sorpresa del primo impatto visivo, una voce interiore si propone come guida e pone le prime domande: chi o che cosa sono quei "mantelli"? Chi o cosa si cela sotto di essi? Perché non ci sono i volti, ma solo il buio? Sono quello che rimane di un'umanità che ormai ha perso la sua essenza, ha smarrito quei valori fondamentali che fanno dell'Uomo una meravigliosa creazione. Potremmo dire che la massa, la moltitudine ha ucciso la scintilla Divina. Nell'agitarsi, nel contorcersi, nell'ammassarsi l'uno contro l'altro, si percepisce con dolore fisico tutto l'odio, la cattiveria, la rabbia, il desiderio di annientare il proprio simile in una guerra senza fine. I rossi accesi che si scontrano e si aggrovigliano con i verdi vividi, manifestano il tormento e contornano la pausa che percepiamo nel nero profondo che ha inghiottito la luce del volto, che ha travolto l'anima stessa. Se osserviamo però la montagna a lato la nostra guida ci spiega che non tutto è perduto. Lassù abbarbicata su una sporgenza, in un equilibrio così precario da suggerire che possa precipitare in qualunque momento nell'inferno sottostante, c'è una figura. Chi è? Forse è l'intelligenza dell'uomo che non si arrende, che spinge a cercare, a scoprire, ed apprendere. E' quella creatura che ha lacapacità di precorrere i tempi e che ha accettato il gravoso compito di redimere l'umanità, di aprire la strada che porta alla Conoscenza Universale. Dietro di se altri mantelli si sforzano di seguire il suo cammino; non sono ancora uomini ma la via ormai è segnata. Ora ci appare chiaro che è quella stupenda figura che, squarciando il celo, irrompe sulla scena. E' il pensiero Divino, lo Spirito Creatore che risponde all'invocazione di quell'unica creatura. Non può ignorarla: in essa c'è la Sua emanazione, il soffio vitale. Se la lascia precipitare, non solo finisce questo universo, ma la fine stessa di Dio, e questo è sensa senso perché Dio è luci e tenebre, amore e odio, pace e guerra. E' e comprende in Se ogni universo. E' passto, presente e futuro. I una parola: Eternità. In qualche modo questo pensiero ci rassicura, ci da speranza, ci spinge ad avanzare. Ci conforta perchè, se così non forsse, se quella splendida figura rappresentasse invece l'amarezza di Dio nel vedere il nostro scempio; se volesse significare la sua delusione nel constatare come l'umanità abbia deturpato, distrutto, demolito la sua creazione, allora saremmo veramente giunti alla fine dei tempi. Non sta squarciano lo spazio-tempo per porgerci aiuto, ma lo sta richiudendo privandoci per sempre di quanto stupendo, semplicemente meraviglioso c'è alle sue spalle e che fugacemente intravvediamo in quell'attimo di luminoso azzurro.

3- COSIDERAZIONI

Ogni artista sente dentro di se il fuoco dell'ispirazione che lo porta a trasportare nel mondo fisico, secondo le sue inclinazioni, le sue capacità, le competenze espressive, le sue conoscenze, quanto ribolle nel suo animo. Ma dove nasce l'ispirazione? Da dove viene l'improvvisa intuizione che porta ad una grande invenzione, ad una scoperta, ad un capolavoro? E' plausibile chiedersi se questi uomini speciali siano antenne capaci di captare quanto le grandi menti del passato hanno saputo elaborare, interpretare e presentare ai propri contemporanei nei modi e mezzi consoni al loro tempo e trasmettere quanto appreso alle generazioni future? E' un azzardo affermare che come i telescopi scrutano le profondità dell'universo partendo dal nostro presente ripercorrendo il passato che ci ha generato, così il genio, la mente illuminata attinge inconsapevolmente alla conoscenza universale, al spere cosmico che si è formato con la prima esplosione di energia, si è nutrito e continua a farlo attraverso le esperienze di ogni forma di vita, anche più semplice, anche di quella che per nostra ignoranza crediamo banale e che stiamo scoprendo invece intelligente? Allora, attraverso queste considerazioni, possiamo "sentire" con altri occhi quest'opera. Nei mantelli furiosi sentiamo il dolore del Caravaggio, la spaventosa visione dell'Inferno di dantesco. In quei volti bui riconosciamo Amleto che si chiede "Essere o non essere .." In quella distesa ondeggiante scorgiamo il passato che, come le onde del mare, sospinge sulla sabbia il il presente: sempre inquieto, tumultuoso perché non sa il suo domani. La creatura arrampicata sulla montagna ci rammenta Mosè che cerca il contatto con Dio, o Leonardo intento a scoprire i misteri della conoscenza. Intravvediamo però, anche la proiezione della nostra anima  che cerca nella luce della divinità il suo futuro riscatto. Passato, Presente, Futuro: un cerchio che si chiude nel perpetuo riproporsi di Yin e Yang. Siamo di nuovo ad osservare il respiro di Dio che nell'immensità del suo amore, protendendo la mano verso il piccolo, fragile uomo, offre il ponte per l'eternità.

4- CONCLUSIONE

Al termine di queste considerazioni, rimane ancora una domanda, "la domanda", per l'esattezza; Ma quale è il messaggio che l'autore ci manda? Argutamente potrebbe rispondere "Così è, se vi pare", o forse potrebbe renderci partecipi del suo sentire, aprirci un piccolo accesso per il suo universo. Parlarci della sua anima che si riflette nella profondità del suo sguardo. Auguriamoci che sia così. 

grazie ancora Maestro .            Fulvia Giuricin

Addì, 20 gennaio 2018 - Trieste